22 commenti su “question one

  1. Poni una domanda che ha in sè tutto il tormento dell’arte e tormenta un pò anche me. Un’opera incompiuta a ben pensarci non è un fallimento : rappresenta o una storia che si è spezzata all’improvviso, o una storia che continua e deve ancora chiudersi.
    PS: ho notato anch’io l’impossibilità di commentare i post più recenti. che succede?

    • mah.. i commenti Bianca si sono bloccati solo in quel posto, non gli sono stata molto dietro per capire perchè…fa caldo 😉

      la gestalt ritiene le forme non chiuse una sospensione faticosa per la psiche, in effetti rimanere in una miriade di spazi aperti alla fine rende esausti.
      è un percorso affascinante, ma necessario di una conclusione, conclusione che potrebbe aprire un nuovo percorso e una nuova “forma”

  2. Chi può dirlo quando un’opera è compiuta? A volte è parte di un insieme. (volevo commentare la tua goccia di sopra ma non riesco. Comunque brava, una bella poesia)

  3. ho visto infatti Antonio.. non ci sono più i commenti!! devo aver fatto qualche manovra azzardata, dopo controllo 😉

    hai fatto centro con la tua acutezza di osservazione. l’amore è un pò per tutti un nucleo di riferimento, per me lo è in modo particolare.
    il bisogno di coglierne tutti i passaggi e le sfumature, tutte le devianze e le strade perse, le diversità e le identità, i passaggi, le maledizioni e le benedizioni…
    grazie per la tua “preziosa” presenza 🙂

  4. Ho cercato inutilmente di commentare la tua poesia del 20 giugno, che trovo bellissima.
    E’ una tenera descrizione d’amore, dilatata in una malinconia attenta, con cadenze di adagio musicale. Mi è tornato alla mente un passaggio di una poesia di Attilio Bertolucci “…mi sono appoggiato al granito come fanno quelli/ che osservano la propria vita e morte/ con intenta pazienza…”
    Mi affascina questa tua intenta contemplazione dell’amore.

  5. mi hanno sempre affascinato le opere incompiute, artisticamente trovo che in questo modo possano addirittura aspirare a far parte di una memoria collettiva, patrimonio dell’immaginario e non più di un singolo autore… non mi riesce proprio a considerarle un fallimento. La vita mi ha insegnato l’imprevedibilità, l’errore necessario all’evoluzione…

  6. anche nell’induismo c’è una leggenda in cui si dice che una dea crea una divinità maschio la quale crea la stessa dea a sua volta. si parla di aditi e di… l’altra non me la ricordo… in quel caso mi pare però che si mangino attraverso i piedi…

    • grazie Antonio… perchè mi chiederai? perchè non so perchè ma tu hai la capacità di rasserenarmi, come se esercitassi costantemtne una profonda disciplina spirituale.
      ho letto il tuo post, lo devo rileggere, non merito un commento superificiale, solo che oggi sono di partenza e torno lunedì 🙂

  7. devi sapere che il serpente che si morde la coda, simbolo di infinito ma anche di decadenza, è uno dei miei simboli…
    circa le opere incompiute penso subito a Kafka che, a parte i racconti, non ne ha lasciata neppure una compiuta. eppure vanno lette eccome le sue opere!

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