12 commenti su “Requiem

  1. sono caparbio, non testardo
    nè orgoglioso…:)

    è il risultato quello che conta per me….sempre * _ ^

    “mia madre l’ho già… venduta”
    le ” mutande” di solito non le uso.

    quì ho quasi finito.

    mi sposto baby.

    Bolero resta.

    é un’icona ed un “requiem”.
    sei intelligente.

    se posso scriverlo
    vuol dire che ora posso farlo.

    un bacio……..dove credi….
    😉

  2. dovresti rendere gli onori da ottima padrona di casa quale sei.

    ti aspetto.
    strano che tu non comprenda chi
    è Michele
    accennando a Mozart.
    te lo dirò.
    …a leggerti…….

  3. E’ un libro molto interessante quello che stai leggendo( se l’informazione è aggiornata).

    Non è ancora giunto il momento di Michele.
    Non lo fu per Mozart grazie all’amore di Costanza.
    Un uomo come lui non avrebbe mai imbrattato la sua vita con un Kyrie come quello.
    Non lo è per te.

    ti aspetto….

    sarebbe uno spreco
    altrimenti.

  4. Grazie Margot : )

    [non so più quando sia giorno e quando notte… e in fondo non c’è nemmeno poi troppa differenza]

  5. Roberto@Pandora chiuse il vaso prima che sfuggisse la speranza… più che la speranza direi che resta il desiderio di lottare per una prosepettiva diversa, forse si può anche chiamare speranza o forse si può chiamare assurdità…

    Sul Requiem incompiut di Mozart ho la tua stessa idea… direi certezza.
    La storia è stata capace di costruire tanti falsi per soddisfare sè stessa (ovvero gli uomini potenti)
    M_

  6. Andrea@Le tue parole a caso sono davvero pregevoli, non le capiranno solo quelli che si sottopongono più o meno forzatamente, ai limiti che l’estrema ratio impone…
    M_

  7. Pensavo,
    non ho nemmeno più Requiem, né requie – tolti i giochi di parole. Né fiato oltre ai minimi d’automatismo, sperando presto cessino da sé quelli pure. Né muscoli tesi sul collo per gridare in silenzio altre maledizioni al vuoto. Nemmeno trovo inventario a quel che resta. Quasi nemmeno regole a tirar sù travi portanti per quella minima realtà utile a mantenersi accesi, a piantarci il chiodo che reggerà la maschera del giorno. Sempre a non perderli, la maschera e il giorno pure. Restano parole tirate giù come lanci di dado, a veder che punteggio viene e trascriverlo a ogni riga. Quelle almeno ritrovate, le parole, ché era tanto che non ci si giocava. Che non le si metteva insieme come pittura a ditate sul foglio, senza schemi se non gli stessi propri dalle macchie.

    (vabbé, una volta ogni tanto mi fa bene lasciar andare parole libere sul monitor, trovino senso o meno. Posso sempre darne la colpa al ciclo circadiano, sempre sballato di mezza giornata almeno)

  8. Spes ultima dea…..mi auguro che la speranza ,almeno quella ,ci sia sempre nel tuo vaso.Il requiem?L’incompiuta,mi piace pensare che Mozar non temino’ volontariamente l’opera(anche se la storia mi smentisce).Sentendo la morte vicina e associando quell opera ,commissionata ,al suo futuro funerale,non concluse volontariamente per sottrarre almeno la sua arte all’inevitabile destino.Un altro segno del suo genio infinito!

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