31 commenti su “haiku nr.1

  1. Andy in questo periodo non ti si tiene proprio!!! Chissà quali avvenimenti sconvolgono il tuo essere!!!
    bacibaci

  2. Sì, credo che lo farò Vladi, sono nel momento giusto per farlo. Ci ho pensato ieri sera mentre stavo componendo. Ad un certo punto mi sono resa conto che c’erano tante cose inutili, troppe, dovevo “sfrondare”. L’ho fatto e il significato si è come “raddensato”.
    Sai benissimo che ho i miei tempi.
    Un testo sugli haiku già l’ho, comprato anni fa per lo stesso tentativo di comprensione e compenetrazione, però lo devo ritrovare nel marasma di libri che girovagano per la mia casa.
    M_

  3. Beh, se hai potuto fare tale riflessione, o meglio analisi critica dell’haiku che hai composto è proprio per merito del fatto che hai composto l’haiku, ossia hai colto l’occasione di cui dicevo.
    Se la cosa ti interessa e la trovi stimolante dovresti approfondire tanto il lato critico che quello antologico circa gli haiku.

    V.

  4. Ciò che hai sapientemente espresso Vladi, lo avevo intuito e messo in conto, ciò nonostante per ora ho come un blocco mentale che non mi permette di inoltrarmi come vorrei su questi sentieri. Probabilmente devo far sedimentare l’argomento e cedere un pò della mia ostinazione al rifiuto degli imbrigliamenti, Certo, la chiave che hai dato per incanalare il vero significato della metrica è indubbiamente efficace e tu sai quanto un certo tipo di riflessione mi/ci appartiene.

    Metti l’haiku che ti ho mandato ieri:

    salici mossi
    li spettina il vento
    chioma di donna

    parlandone con Paolo è venuto fuori, e condivido in pieno, che bastavano i primi due versi perchè la resa poetica fosse completa poichè nella parola “pettina” è insita l’immagine della chioma, a questo punto non è più un haiku….

    vorrei leggere una tua composizione
    -.-
    M_

  5. Bisogna cambiare punto di vista per cogliere il senso della cosa.
    Lo schema metrico non imbriglia affatto l’emozione, in questo caso.
    Le persone amano gli haiku oppure ne restano indifferenti, e la questione è in un certo senso d’intuito più che di sensibilità.
    L’haiku esprime un istante che al tempo stesso è singolare e universale.
    Chi riesce a intuire questo riesce a cogliere l’epifania che ogni haiku cela.
    Ma, come tutte le intuizioni, è una cosa che prescinde l’intelligenza per essere più questione d’inclinazione.
    Ora, come giustamente dice Mari, l’haiku “rende un’idea con poche parole intense”.
    Voglio sottolineare l’espressione “parole intense”, perchè è proprio qui il nocciolo della questione.
    L’haiku per essere quello che è si basa su un’oculata scelta delle parole, il cui aspetto prettamente metrico è solo, se vogliamo, una scusa, un’occasione.
    Perchè se si vuole comunicare la nostra percezione di universalità insità nell’istantaneità di un evento che si svolge innanzi ai nostri occhi, di certo non sarà in base alla quantità sillabica di una parola.
    L’occasione dunque è nella riflessione sulla capacità comunicativa della singola parola.
    Ci sarebbe molto da dire sulla differenza tra lingua giapponese e italiana, non foss’altro per il fatto che la lingua giapponese si basa su ideogrammi, ossia disegni che evocano un significato. Concettualmente e mentalmente le lingue funzionano in modo differente.
    L’assonanza tuttavia è nel fatto che comunque una parola, sebbene con un meccanismo differente rispetto all’ideogramma, è l’insieme di un significato universale e di uno nostro personale, singolare, intimo, che rende, se vogliamo, solo nostra quella parola.
    Una sola parola, una sola, dentro di noi può esprimere così tanto che non basterebbe un intero vocabolario a comunicarla.
    La comunicazione quindi non è quantità, ma qualità.
    L’haiku funziona allo stesso modo.
    I grandi poeti haiku impiegavano diverse settimane, mesi, per arrivare alla stesura definitiva di un haiku. Perchè l’haiku non è una poesia di getto pur esprimendo l’istante.
    E’ questa la difficoltà, la ricerca: il metro non imbriglia ma induce ad una riflessione, tanto chi compone che chi legge. Ogni parola diviene preziosa nella sua intensità, come diceva Mari, e la preziosità è duplice: per chi legge perchè ascolta la parola risuonare dentro di sè con tutta la sua carica evocativa, e per chi compone perchè nella ricerca la singola parola si raffina e si schiarisce dentro il suo spessore, la sua forza, il suo anelito comunicativo nei confronti nostri e nei confronti delle persone a cui destiniamo la parola stessa.

    Valdemar

  6. Cara…eccomi!Ti ringrazio per avermi pensato in questi giorni.Ho avuto problemi con internet,non sono stata in vacanza.Mi hai fatto scoprire questi haiku…a dire il vero,come stile lo trovo sintetico ma non è male.Rende un’idea con poche parole intense.Come stai?Io sono abbastanza serena e questo mi basta,spero che duri.
    Un bacione…
    Mari

  7. stà volta ti ho beccato! aahahaha
    leva il ma….
    hai ragione, non fanno per noi
    ma soprattutto… attento alle scottature!
    bacio
    M_

  8. ecco… cambiato,ma mi piaceva più prima
    ombre di me
    sia come suono che come immagine corrisponde maggiormente a ciò che intendo
    transeat….

  9. nuovo haiku di JmArX che ci ha preso gusto :):)) w l’ironia

    ***Diamine***

    Bocca di fuoco
    grossi falli di cera
    ma era troppo calda!

    JmArX

  10. Valdemar@ho dato un’occhiata al link e non credo che l’haiku sia fatto per me. finchè c’è la semplice divisione in sillabe passi, ma se devo cominciare a guardare la metrica…brrr… brivido di repulsa. non posso imbrigliare la mia emozionalità in quegli schemi di sinalafe, parole ossitone, tronche ecc..ecc..
    non sono mai stata per le strutture rigide, non ne capisco il senso e non so rispondere alla tua domanda.
    Proverò solo a correggere l’ultimo verso aggiungendo una sillaba e credo che, almeno per il momento, mollo qui l’argomento. penso sempre di più che sia un genere poetico che debba rimanere dov’è nato e italianizzandolo ci sia solo una snaturalizzazione ibridante.a leggere le parole in giapponese sul libro che mi hai mandato si crea un suono magnifico mentra la traduzione italiana diventa quasi banale.
    M_

  11. Ciao Margot, Giorgio Albertazzi, commentando le poesie scritte da un mio amico gli scrisse che leggendole ne era rimasto affascinato ed estesiato per la musicalità che le stesse esprimevano. E aggiunse appunto: ” le poesie vanno sentite prima che capite. “. Io sono d’accordo con lui. E’ questo quello che provo leggendo i tuoi versi. Il bello di questa lettura sta nella soggettività e nell’individualità unica di chi la legge. L’inesprimibile mondo dell’Io solitario. Ciao

  12. HO ripassato:::

    copio incollo:

    Quando due vocali appartenenti a due parole diverse, l’una in qualità di vocale finale,
    l’altra in qualità di vocale iniziale, si incontrano all’interno del verso, si ha normalmente
    una fusione. Ciascuna vocale conserva immutato il suo timbro e viene pronunciata
    distintamente, ambedue però, pur appartenendo a parole diverse, formano insieme
    un’unica sillaba metrica. Questo fenomeno, simile a quello della sineresi, si chiama
    sinalefe.

  13. Andy@ bello… ma il primo verso ha sei sillabe anzichè cinque, prova a trovare un’altra parola senza alterarne il senso
    M_

  14. e la Margot tornò..io sono uno di quelli che non ama gli haiku, per il semplice fatto della gabbia sillabica
    ne scrissi solo uno

    haiku sei
    ah, ehi, si, haiku hai
    quante sillabe?

  15. Andy@ neanche io ho un grande amore per gli haiku, è una dibattimento letterario con il mio più grande amico(-.-) che mi ha fatto guardare gli haiku da un’altra prospettiva, per ora ancora non mi pronuncio…
    bacibaci
    M_

  16. Ti rispondo così.

    Alberi riflessi
    e riflessa anche la mia ombra.
    Confusa con gli alberi,
    in quella immobilità
    il tremolio delle ombre.
    Un senso di oscura fragilità.

  17. att.ne non amo gli haiku. anzi li odio.
    però cavoli questo mi è piaciuto.

    l’io e la presunzione di panteismo :p:p

    il secondo verso in particolare si presta a numerose letture sonore che ne cambiano il significato.

  18. Brava la mia dolcissima amica Margot, che ama cimentarsi e che adora le sfide.
    Sei riuscita benissimo al primo tentativo.
    Quanto al tuo commento al mio post…..aspettare è una delle cose che più odio.
    Ti abbraccio.
    Giò

  19. Valdemar@
    lo so che non è il massimo ma come primo tentativo potrebbe andare, che ne dici?
    Ho cercato di creare l’atmosfera dello yugen, vissuta in umbria, quando ho visto lungo un corso d’acqua immoto e imperturbabile, alberi riflessi e riflessa anche la mia ombra che si confondeva con gli alberi,in quella immobilità il tremolio delle ombre dava un senso di oscura fragilità.
    M_

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