32 commenti su “Amare è difficile

  1. E’ splendida….i tuoi versi grondano profondità di sentire da ogni parola…
    Ti auguro una buona giornata

    Cri:)


  2. Il Tempio

    Le sue dita parevano volare quando lo sfioravano.

    Incarnavano l’amore inaccessibile, impenetrabile.
    Apparentemente quei suoi gesti non tradivano alcuna concentrazione.

    Ogni movimento era gettato a sprazzi sul corpo dell’uomo con fare distratto. E lo stesso corpo di lei era come…scordato…indifeso …perfino innocente.

    Perchè ogni movenza sembrava avesse una volontà tutta sua….

    Con un ritmo lento, lacerante ma profondo ella sapeva come fare in modo da stuzzicarlo fino a vedergli scorrere il sangue nelle vene….a pulsare le tempie.

    Fino a godersi l’immagine di un arco teso
    proprio nell’attimo in cui il dardo sta per essere scoccato.

    Non aveva alcuna intenzione di offrirgli le sue pieghe più intime.
    Non prima di sentirlo completamente frustrato….Ed allo stesso tempo totalmente zelante.
    E’ lo zelo del servitore che nasce in quelle paradossali combinazioni dove quest’ultimo è stato talmente svuotato
    da sentire come impellente l’esigenza di una padrona ….

    …di catene che incarnino e somiglino proprio a ciò che in quel momento egli ha perduto.

    E come una sapiente dominatrice lei stava dosando abilmente i suoi gesti,
    le privazioni e le concessioni,
    per sommergerlo d’ogni suo potere…
    …fino a condurlo all’asfissia di sé stesso….
    ..e poi.. rapidamente ..farlo tornare a respirare tramite la sua bocca,
    col tocco morbido delle sua labbra,

    attraverso il profumo della sua pelle,

    del suo corpo….

    ..ma sopratutto del suo istinto rapace.
    Tutto questo per godersi gli sguardi di lui…. irretito in una riconoscenza insana….quella di uno schiavo quando è gia pago anche solo di un sorriso.

    C’era delirio in tutto questo.
    Lei lo sapeva.

    L’aveva desiderato sin da quando l’uomo le aveva proposto la sua banale intraprendenza offrendole da bere in quell’angolo fumoso dove s’era fatta abbordare apposta.

    Perché lui quella sera era la preda perfetta.
    E c’era voluto meno del previsto.

    L’aveva lasciato fare anche quando aveva simulato il suo senso di resa nel saltare ogni convenevole. Quando avevano deciso di piombare a casa sua mentre lui in auto l’accarezzava, la frugava ovunque. ….Con quel senso di arroganza che non conosceva affatto
    …l’arte del rispetto di un corpo.

    E s’era lasciata guidare apposta quando si sentì costretta dalle sue braccia a sfiorarlo con la mano sulla patta dei pantaloni.
    La sua seduzione ed il suo gioco del resto contemplava anche questo……

    …lo stupore della donna quando….l’uomo pretende di stupirla.

    E lei fu bravissima nel simulare lo stupore.

    Poi tutto aveva preso una piega inaspettata.

    Ed ecco che ora su quel pavimento dov’erano cosparsi cubetti di ghiaccio confusi con i cocci di cristallo del contenitore lasciato cadere apposta affinché si frantumasse per disegnare un lenzuolo particolare
    lui era li, completamente disteso e nudo.
    Confuso tra gemiti e lamenti….a seconda di ciò che lei progettava attimo dopo attimo.

    Quando lo copriva col suo morbido corpo ella spingeva appositamente contro i suoi fianchi per sentire la sua completa aderenza alla tensione dell’uomo che si irrigidiva, urlando e poi vibrando in modo spasmodico.

    Poi subito si inginocchiava avendo cura di non mollarlo.

    Lo prendeva per le mani.
    Lo tirava solo di poco sulla schiena. E subito lo lasciava cadere di nuovo su quel pavimento.

    Si sentiva come una peccatrice senza morale.
    Ma questo la esaltava e la rendeva piena di energia.

    Con quel suo gioco stava nutrendo la sua ribellione consumando in quel modo “il re del mondo”.

    Seviziandolo nel suo più intimo conformismo….Senza che tutto questo significasse immoralità, né sofferenza, né collera.

    Quando lei faceva l’amore infatti
    la prima cosa che le stava a cuore era di dar luogo all’olocausto del Tempio di ogni dio.

    Per poter erigere l’unico altare

    che l’avrebbe condotta alla sola estasi

    che l’appagava veramente.

    La sua.


  3. Abissi

    E si resero conto di essere come sospesi nella rete dei loro gesti, dei loro sguardi.

    E delle parole che si donavano a vicenda senza meditarle.

    C’era autenticità in quel loro potere reciproco.

    Sentivano il loro corpo volare. Con meraviglia. Senza appoggi. Misteriosamente.

    Potevano avvertire finalmente il loro abbraccio come fosse stato cuoio sui loro polsi e sulle loro caviglie.

    Allo stesso tempo essi planavano irrazionalmente verso l ‘irruenza.

    La magia dell’abbandono stava avendo il suo sopravvento.

    Man mano che si seducevano in quel modo apparentemente pericoloso si profilava anche quella rarissima linea dell’orizzonte dove inferno e paradiso sfumano…..fino a sfinirsi a vicenda.

    E’ quel filo sottile che non si vede mai.
    Perché si percepisce solo nell’abisso ed al culmine della propria tensione

    quando essa è talmente intensa da giungere a dissolverci.

    E’ come un fuoco d’artificio dove basta il tocco di due dita delicate per dar luogo ad un orgasmo
    che investe e che consuma……riempiendo la coscienza solo per svuotarla… inondandola completamente di eccitazione.

    Tutto ciò era oltre la semplice suggestione. E superava qualsiasi senso di vergogna e di retinenza.

    Tutto ciò li stava conducendo verso la paradossale benedizione incarnata nella perversione.

    E la cosa più stupefacente era che nulla di ciò che i loro sensi ora reclamavano
    veniva avvertito come preteso…o come una limitazione.

    Perché essi erano ormai oltre il comune erotismo.

    La loro pelle vibrava perché tra di loro fluttuava energia….attraverso il potere di dissolvere le proprie ombre
    in una nebbia di piacere che li conduceva lentamente alla spossatezza.
    E senza che ancora si fossero posseduti completamente.

    Ed il centro di tutto questo non appariva loro come torbido o inquietante.

    Perchè tutto ciò che facevano di apparentemente volgare, sgradevole, oscuro stava accadendo in modo naturale.

    C’era voluto del tempo per raggiungere quella forma d’assoluto.

    E’ un pò come la sensazione impagabile che crea un’elica quando prende a girare vertiginosamente. Quando puoi percepirne solo l’effetto compiuto senza preoccuparti del rischio, della pericolosità di quel vortice fulmineo.

    C’era voluto amore, pazienza e predisposizione reciproca.

    Ma soprattutto essi avevano avuto bisogno di credere in anticipo che la percezione di tutto quello che non li riguardava poteva benissimo essere…..esclusa.

    Bastava la luce e il buio della loro presenza per sentire che potevano abbandonarsi totalmente a vicenda.

    Come avvolti in una rete di seta dove le normali sensazioni di dolore o di piacere non erano affatto contemplate….perchè non erano dipinte con i soliti colori.

    Erano nuove frontiere che stavano esplorando.

    Né gelosia né appartenenza avrebbero tra l’altro interferito mai nelle loro comuni accezioni malsane.

    Quando finalmente lui la penetrò l’intimità fino ad allora inesplosa prese finalmente il posto dei fantasmi.

    In quel momento non avrebbero fatto caso neanche ad una lama che li avesse raggiunti nelle loro parti più delicate.

    Sarebbe stata ugualmente estasi, potere e fiducia.

    Una miscela che travalica perfino l’altro quando ti dona…..mentre ti si dona.

    Perché si tratta di una dimensione in cui qualsiasi parola, moto o sensazione di chi ti sta accanto la si ritrova già nella propria anima e nel proprio corpo.

    E’ già dentro di te prima ancora che essa ti si manifesti intorno o addosso.

    Questa è la magia dell’amore perfetto.

    La sua imperfezione.

    Il rifiuto naturale di correggere qualsiasi cosa che non si avverta come totalmente proprio.

    Come assolutamente ….

    … vergine….

  4. Carissima Margot, è da tanto che non ti sento… va tutto bene?
    Ti bacio, ti abbraccio e ti auguro buon fine settimana

  5. ciao,com’è andata in Spagna? Ricordi quando declamavamo nei commenti che ci scambiavamo :”Amor che nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte che come vedi ancor non m’abbandona, Amor condusse noi ad una morte”? Ciao, amica mia.

  6. ho letto la tua poesia, il tuo sfogo molto bella in quasi tutti i punti stonata a mio avviso in altri. i primi tre ad esempio sono in prosa così poi nel pezzo il mio amore è l’ombra dell’amore sembra prosa mentre il mio amore ombra d’amore mi sembra poesia. Non se se hai davvero mai amato, i poeti in genere per deformazione professionale sono bugiardi, ma una cosa so, sei di sicuro stata molto amata. Dal porto sino alla salita del PInocchio pause per le olive ascolane comprese.

  7. Cara Margot.. L’amore non da nulla fuorché sé stesso e non attinge che da se stesso.
    L’amore non possiede né vorrebbe essere posseduto;
    L’amore Quando l’ amore vi chiama seguitelo.
    Anche se le sue vie sono dure e scoscese.
    e quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui.
    Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire.(stralci di Gibran)Cara margot, con i tuoi occhi ,non poi dire di non aver mai amato Ti ricordo semre con affetto.Dora

  8. Quel tuo inverno

    Entrai nel tuo inverno.

    L’inverno non è come il mordere del gelo.

    E non è neanche la neve candida che ammanta i silenzi
    di chi aspetta il tempo giusto per raccontarsi.

    Non è la lontananza.
    O l’assenza.

    E’ invece il tempo in cui bisognerebbe guardarsi negli occhi.

    E parlarsi con lo sguardo e con i gesti fino in fondo.

    Dirsi tutto ciò che le parole non hanno permesso.

    Perché nel momento in cui esse venivano pronunciate, o pensate e poi strozzate in gola….per evitare….o per lasciar correre….nella speranza che il tempo cancelli a poco a poco le rughe dell’incomprensione….
    ….In quei momenti qualcosa di irrimediabile sta già accadendo.

    L’inverno è quel conviversi tenendosi però debitamente lontani.

    Avendo cura di disconoscersi un pò alla volta.
    Cercando di chiarire…o meglio….di..”chiarificare”

    Cosa?

    Quasi sempre e solamente il proprio punto di vista.

    E ad ogni chiarificazione il muro diventa sempre più alto….sempre più invalicabile.
    Per ritrovarsi alla fine come due perfetti sconosciuti…o peggio ancora…come due nemici.

    Io entrai nel tuo inverno.
    E mi successe per caso.

    Non era la tua amarezza che m’aveva colpito.
    Era piuttosto la parvenza di acque lucenti
    dove ci si tuffa
    e si ritrova la propria innocenza.

    In te questa cascata non era in anticamera.
    Ebbi modo di scorgerla in fondo al corridoio delle tue emozioni.
    Oltre un lucchetto gelosamente serrato da cui fuoriusciva un tenue filo di luce.
    Che il mio fosse un miraggio o la certezza di qualcosa che tu reclamavi
    ora non fa differenza.
    Rimanemmo comunque entrambi assorti….
    Ci guardammo stupiti.

    Poi d’improvviso fummo l’esplosione di un fiammifero.

    Bruciammo e ci scaldammo nella sensazione di un lampo.
    E come un fiammifero tutto fu breve.

    Tornò subito il buio.
    E con esso quel tuo inverno.

    Qualcosa però nel frattempo era cambiato.

    L’anima di entrambi era ormai aperta.

    E quella spensieratezza che avevamo gelosamente difeso
    come un sogno inappagato
    si trasformò in un silenzio invalicabile.

    Io lo compresi ch’era ormai tardi.
    Capii che tutte la parole dell’universo
    che avessi potuto inventare
    non sarebbero state sufficienti
    a farti voltare indietro
    neanche per un attimo.

    Perché quel tuo inverno tu lo sentivi come il tuo destino.

    Al massimo un fiammifero ogni tanto.

    E poi di nuovo il freddo deserto.

    Pensammo di cambiare il mondo.

    E invece riuscimmo a disorientare soltanto il nostro.


  9. Al risveglio dei suoi sensi
    si rese conto di aver vissuto come su di una pozzanghera ghiacciata.

    Tutti i giorni di sole non erano bastati mai per scaldarla.

    Era come se avesse dovuto camminare sempre su di una trave di legno
    per avvertirne il calore.

    Confondendo quel tiepido placido con il fuoco che la sua fantasia
    le aveva sempre suggerito
    senza che lei lo avesse toccato mai.

    Al risveglio dei suoi sensi immaginò il torace sudato di lui.

    Lo ricordò scolpito,
    levigato in modo da mettere in evidenza ogni muscolo
    ma sopratutto la sua potenza.

    E fu percorsa da un brivido che la penetrò dovunque.

    Quando dopo la doccia stava per indossare la maglietta
    decise maliziosa di lasciare che i suoi capezzoli respirassero liberi.

    Liberi come non erano stati mai.

    Liberi come lei…..

    Fissò i suoi slip.

    E scelse quelli che sapeva lui avrebbe preteso….con esigenza…con raffinatezza…

    Come un leone maestoso e vorace
    l’avrebbe guardata in silenzio,

    l’avrebbe spogliata con gli occhi lentamente….fino a sentirsene completamente padrone…

    E come un ghepardo l’avrebbe poi spogliata in un attimo….seviziando ciò che non era essenziale….

    Avrebbe avuto cura di frugarla con cura.
    Per sfinirla…poi… a poco a poco.

    Senza che però
    tra le sua braccia
    lei gli finisse mai….

    Sorrise a quel pensiero.

    Allora gettò gli slip in borsa

    ed uscì pronta per lasciarsi divorare.

    Pronta a divorarlo.

    Pronta a quella mattanza selvaggia che solo loro due erano capaci di orchestrare…..
    Pronta per vivere la sua libertà
    di sentirsi completamente schiava di sè stessa…..
    di sentirlo furiosamente drogato di tutto ciò che in lei era vita…
    Pronta a bere con avidità
    tutta la sua energia….

    era quello il vero preludio
    del risveglio dei suoi sensi…..

    :))

  10. [un passaggio…mancavo da un pò come te manchi a me…stranezza del destino…pensa la mia carta è la sacerdotessa]

  11. Non credo che tu non abbia mai amato, altrimenti non faresti poesia. No amore, no poesia, no party. Ciao

  12. ho scritto uno scarabocchio
    riportato anche su MC
    pensando proprio a quanti come te
    “amica mia”

    tentano( come mi hai detto tante volte tu) di sondare la mente altrui( e poi) la propria…

    Una volta( te lo ricorderai) mi dicesti

    “tu sei solo”

    ed io ti risposi

    ” Può darsi…non puoi saperlo….

    ma quel ch’è certo

    è che non mi sento mai solo!…* _ ^”

    è li il segreto…

    è li la sostanziale differenza tra le due dimensioni…

    fa tristezza vedere come molti di noi
    si arrampichino
    a ( qualcuno le ha definite quì sotto) logorree….( io aggiungo) solo mentali

    inibendosi in una spirale
    in cui
    man mano che ci si avviluppa

    io vedo sempre solo due conclusioni sostanziali.

    1…o una grande rabbia di fondo…
    un nemico dentro di sè…..

    sè stesso…

    e le proprie frustrazioni.

    2…o una grande desolazione interiore…
    per aver dato preminenza a quel genere di logorrea mentale….

    che il più delle volte
    denuncia solo paura…

    un fortissimo terrore di sè stessi in relazione agli altri..

    ed ecco che si rimane appoggiati
    “al davanzale”

    a guardare( o sondare….fai tu) gli altri mentre vivono…
    sbagliano…
    si rialzano…
    combattono….
    si affaticano….
    sorridono…
    gioiscono…
    si pentono..
    hanno rimorsi e rimpianti…

    insomma
    ……essi….”sono”!…così…semplicemnte…
    senza troppe logorree…

    fa tristezza guardare un bambino appoggiato al davanzale della propria finestra

    con tanta voglia di uscire a giocare con gli altri suoi coetanei.

    ma anche con tanta paura di
    …sbagliare….( il nemico interiore)

    o un bambino che ha paura di cascare ancora sulla ghiaia, sbucciandosi le ginocchia..

    E quando tutto il gruppo
    ha voltato l’angolo

    quel bambino resta li….solo…

    mentre una lacrima gli riga il viso.

    quando io vedo un bambino così
    sono sempre triste…..

    perchè già quando ero bambino

    io adoravo la ghiaia( un pò meno mia madre
    quando tornavo a casa
    logoro e “rotto”…
    perchè mi pestavo continuamente con i più prepotenti..

    adoro ancora la “ghiaia”…..

    mia madre non mi “accudisce più”.

    ma continuo a pestare i prepotenti
    quando capitano:)))

    ed invito sempre a seguirmi
    quel bambino che ha tanta paura di farsi male…cascando….dicendogli

    “vieni….giochiamo…se caschi ti aiuto io……se caschiamo insieme…ci faremo una bella risata invece di piangere”

    un caro saluto

    :)))

  13. ti ringrazio del dono che mi hai fatto, passando nel mio blog..una poesia molto bella….le tue tracce…
    una poesia che ho sentito in modo particolare..e questo mi ha dato l’oppurtinità di conoscere il tuo magico blog…dove trovo segni che mi attraggono, emozioni che ritrovo…verrò spesso qui…

    poi devo farti i complimenti per la tua poetica…e per la tua ultima poesia…anche se malinconica..
    a proposito dell’argomento che tratti, molto ne discuto sul mio blog..ma vorre riportati un passaggio di una autrice particolare come Aliena Reyes….”L’inchiostro che cola da me…anche per il più misantropo, scrivere è amare, e colui che scrive meglio, ama più di ogni altro..”!!!!
    ciao
    Lorenzo

  14. Condivido totalmente il commento di skelling, ma questo ritenere, da parte tua , impossibile amare non sarà mica per chi riccamente dotato dalla natura ( il tuo modo di esprimerti è straordinario), non ha bisogno d’altro dall’esterno se non godere dalla sua ricchezza interna e questo basta per essere già veramente felice?

  15. Oggi ti lascio queste rose:

    In un momento

    In un momento
    Sono sfiorite le rose
    I petali caduti
    Perchè io non potevo dimenticare le rose
    Le cercavamo insieme
    Abbiamo trovato le rose
    Erano le sue rose le mie rose
    Questo viaggio chiamavamo amore
    Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
    Che brillavano in un momento al sole del mattino
    Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
    Le rose che non erano le nostre rose
    Le mie rose le tue rose

    P.S. E così dimenticammo le rose

    Dino Campana

  16. Troppo spesso la logorrea si traveste da poesia e attira, come un diabolico riflesso di specchi, lo spurgo verbale dei chiosatori, critici, pesci pilota che sfruttano la scia, oratori esaltati (a volte perfino sessualmente) dal suono fesso delle proprie parole.
    Troppo spesso la poesia accoglie gli enigmi contorti delle menti, l’esaltazione dei dilettanti, le lacrime asciutte degli sfortunati.
    Questa premessa servirà, spero, a farti capire che questi tuoi versi sono “diversi” da ciò che ho letto altre volte qui. Splendidamente diversi. La poesia che parte da una traccia, da un paradosso, è spesso difficile da gestire.
    Tu oggi mi hai stupito e affascinato come non mai, Margot.
    Sappilo.
    Chi scrive come tu hai scritto lascia luce di anima, e fervore di pensiero.


  17. “ti aiuto io!…” le disse lui…sicuro….sorridente…perfino fiero della sua fragilità….
    E le passò le mani trai capelli
    senza chiedersi se quel gesto l’avrebbe disturbata…
    c’era dolcezza nei suoi modi di fare…
    nei suoi gesti..
    ma mancava la cosa più importante…
    la premura…che non ha nulla a che vedere con la dolcezza…
    l’accortezza di rendersi conto
    se c’era veramente
    la complicità e la confidenza tra loro due…
    forse sarebbe stato meglio per ancora un pò…
    quell’ideale distanza che li avrebbe protetti dallo sgarbo involontario
    di dirsi “ti amo” con gli occhi
    prima che con le parole…
    e in quel caso probabilmente
    quelle parole non sarebbero servite mai..
    visto che ci sarebbe stata già
    la poesia del soffio caldo
    che li avrebbe stretti in un abbraccio
    senza confini
    nè pretese…

  18. amare? non c’è storia capace di poter, neppure per un istante, descrivere.
    nessuna parola.
    senza mai smettere di vivere.
    che significa un po’ cercare.

  19. Lady il tuo Amore è cosi grande che nemmeno se noi tutti ci mettiamo in fila possiamo stare al tuo passo,
    il tuo Amore sono petali di rosa che escono dalla tua bocca ogni volta che parli, ogni volta che scrivi poesie.
    Il tuo saper ascoltare è Amore puro!
    Un Bacio

    ____________________________________________________________Celtico.

  20. Il sorriso di una stella
    ( Manon)

    Quella ragazza lo ossessionava. Era trascorso del tempo da quando lui, noto e facoltoso uomo d’affari di Parigi l’aveva presa con sé.

    Lo faceva ardere continuamente.

    Era affascinato dalla sua pelle liscia e dal suo modo di rannicchiarsi sul letto quando egli entrava con la sua grassa mole nella stanza.

    I pudori di lei, la maniera di stendere le gambe, e quello sguardo spesso assente ed agitato lo esaltavano.

    Sapeva che lei aveva dovuto lasciare quel suo coetaneo in bolletta.

    Così come sapeva che si era legata a lui non certo per amore.

    L’amore…..

    Mentre si spogliava spesso borbottava sorridendo che l’amore è solo un’invenzione dei poeti e degli scrittori. Un modo pittoresco di questi ultimi per riempire la testa di donne dallo sguardo ormai spento ….per confonderle tra ricordi e illusioni. Un modo tra l’altro originale per riempirsi la pancia spesso vuota. E quando andava bene anche le tasche con qualche moneta d’oro.

    La fissava sempre mentre si svestiva.

    Era come se esercitasse un sadico potere non tanto su di lei, quanto sul tempo, sull’età che avanzava inesorabile. E perfino sulla morte.

    Tutto di Manon lo rendeva pazzo.

    A lui non importava che ella emanasse allo stesso tempo qualcosa di caldo e di freddo quando la possedeva.

    Come fosse fatta di …..si!…di zucchero gelido. Segno della sua irriducibile indifferenza perfino verso sé stessa.

    Egli divorava il suo corpo con assalti che per lo più erano brevissimi.

    Seguiti da lunghe carezze che l’uomo pretendeva sul suo corpo dalle quelle dita delicate…..nell’illusione del possesso e del trionfo di un padrone che saccheggia gioventù e bellezza come proprietà personale.

    E con la stessa arroganza e brutalità con cui affondava le sue grasse dita nei sacchi di granaglie nei suoi magazzini per essere sicuro che non stessero andando a male e che non vi fossero topi.

    Aveva voglia di lei giorno e notte.

    Manon era la sua colpa. Che teneva nascosta.

    Era la sua decadenza. Di cui si accorgeva al mattino quando si alzava e la guardava dormire.

    Ed era anche il suo peccato. Che lo attanagliava ogni domenica quando andava in Chiesa e sentiva il prete tuonare.

    Diviso quindi tra il suo desiderio ed il suo senso di colpa

    egli tentava di allontanare l’uno e l’altro facendo di quei loro momenti di sesso

    non solo una manifestazione del suo potere,

    ma perfino un’esecuzione.

    Il desiderio insano per cui ogni notte tentava di alienare la sua anima cercando con la sua perversione di affondare nell’abisso. E tentando di portarvici anche lei.

    Ma essendo così giovane la ragazza non era pronta.

    Non avrebbe capito. E infatti non capiva.

    Altre volte tentava di raggiungerla nel profondo del suo essere cospargendola di premure e di costosissimi regali.

    Avrebbe voluto che la ragazza si infiammasse per lui, che lo amasse.

    E che la sua semplice presenza la facesse vibrare rendendola dipendente di quei moti e di quelle sensazioni che non ricordava di aver mai avuto.

    E allora ecco che anche lui assoldava uno di quei poeti.

    Per allietarle i pomeriggi e le sere d’autunno.

    E mentre questi cantava ciò che sentiva nell’animo, l’uomo fissava solo il viso di lei. Lo vedeva diventare radioso. S’illuminava. E quei suoi occhi diventavano il pentagramma celestiale su cui scivolava una musica indefinibile.

    Come fosse stata la cosa più naturale del mondo.

    Erano quelli i momenti in cui il vecchio capiva il suo delitto peggiore.

    Che l’amore dello schiavo per il tiranno

    è l’oltraggio più terribile della natura umana.

    E quando si rendeva conto di questa oscenità veniva preso dal panico. Dal terrore. Tremava terrorizzato dalla vendetta di dio.

    Lentamente poi si addormentava con quel suo cruccio.

    Incurante di lasciarla a sé stessa, vuota, distrutta, ferita, passiva.

    Come ogni volta che l’aveva posseduta.

    Non si accorse mai che in quei momenti di poesia

    così come ogni notte la ragazza si alzava in silenzio e si avvicinava alla finestra.

    Guardava in alto il cielo. E fissava la luna.

    Cercava la stella che sicuramente anche il ragazzo dall’altra parte del mondo stava certamente guardando.

    Era per entrambi il simbolo della speranza.

    Di una speranza di cui non sapevano assolutamente nulla.

    Ma tanto bastava a far nascere sul loro viso un sorriso.

    Un sorriso mesto, certo. E anche amaro.

    Ma pur sempre un sorriso….

    ….il sorriso di una stella.

    eh già….
    amare per un poeta è difficile…
    meglio chi commercia in…..”granaglie” * _ ^…
    :)))

  21. Ami ogni volta che scrivi i tuoi versi! Che siano di dolore,di rimpianto,di rabbia,di passione,di estasi…sono emozioni che nascono da te e in te…Non dire che non hai mai amato,potresti essere l’amore in persona. Ti abbraccio con calore amica mia.

  22. argento che sembra oro, annerito dal tempo…inganno a forma di serpente, miseria e pochezza umana…dopo il ritrovamento di un anello…

  23. “amor c’ha nullo amato amar perdona…”

    ahkem…qualcuno l’ha scritto e per me aveva pure ragione,pur nella libera comprensione e ricerca di ognuno di noi di questa chiave d’oro che apre la porta della vita…
    domani, avrai altri pensieri,intanto leggo ammirata l’emozione che ti ha ispirata questi splendidi versi
    Buenas dias

  24. non è neanche detto che sia poi così indispensabile, l’amore è uno dei sentimenti peggiori che esistino, parlo dell’amore e non dell’innamoramento. Amare significa razziare le altui doti rinchiudendole in recinto che si rimpicciolisce progressivamente.

    AM

  25. Amare è facile,
    amare come vorremmo amare
    è impossibile.
    Spesso tutto l’amore che c’è
    si declassa in affetto,
    dacché l’amore cerca sempre l’affetto
    mentre l’affetto non sempre cerca l’amore.
    L’amore è oltremodo opportunista,
    come un gatto,
    l’amore è un gatto…
    l’affetto è un cane…

    Fede

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