15 commenti su “

  1. Permettimi di dissentire con plotino…..non è richiudendosi in se stessi che si supera il dolore. Ma certamente esso ha un peso diverso se si impara a condividerlo con gli altri. Poi se dal tuo dolore riesci anche a farti avanti verso gli altri ed aiutarli ti accorgerai dopo poco che il tuo dolore è andato via.
    Ed al suo posto avrai ancora tante mani da stringere e sorrisi da guardare sui volti delle persone che hai aiutato.
    Scusa l’assenza, ma sono un pò latitante ultimamente.

  2. essere se stessi ,un modo per ammettere i propri limiti ,per scoprire i propri confini.
    Chissa perche a volte e cosi difficile esser se stessi?

    Buonanotte margot
    ciao

    pao

    PS:bella la canzone di sottosfondo,non so perche ma mi ha strappato addosso un tenere pianto…

  3. sei unica!!! Ripegati in sè stessi ci si può ritrovare… si possono dimenticere i dolori, andare avanti… paradossalmente…
    Bravissima Margot!


  4. Dormi, piccola, dormi per me,
    Dormi il profondo sonno dell’amore,
    Sei amata, che tu dorma o vegli,
    Sei amata.

    Venti danzanti canteranno per te,
    Antichi dei pregheranno per te,
    Un povero poeta perduto ti amerà,
    Mentre le stelle compaiono
    Negli oscuri
    Cieli.

    Bob Kaufman – Risposta –

    Sogni di platino
    Tony

  5. Dall’accademia della crusca:
    “se stesso o sé stesso?
    Secondo me è necessario andare oltre ad una cieca applicazione della regola per capire il problema. Lo scopo della regola che prescrive la grafia “se stesso” e “se medesimo” è la parsimonia di accenti grafici. Il risparmio sull’accento grafico è proprio dei monosillabi, ma ci sono eccezioni per ragioni diacritiche (tra il resto sarebbe interessante avere esempî di grafie diacritiche in altre lingue), come accade per “là” e “la”. Quando “sé” è seguito da stesso o medesimo, il significato è tanto chiaro che una distinzione dalla congiunzione “se” non è più necessaria. Questa è la ragione della regola. Di contro si può obiettare che scrivere la stessa parola in due modi distinti può generare confusione e che un accento in più da scrivere non è poi gran fatica. Le migliori grammatiche consigliano pertanto la grafia non accentata (in conformità al principio del massimo risparmio), senza biasimare troppo chi si attarda ad accentare.”
    Questo purtroppo è l’unico sè (o se) stesso che devo affrontare visto che il corso di letteratura mi sta facendo diventare matto. Accentare il se forse significa volersi troppo bene? Scusa per il commento un pò lungo, un saluto di cuore dal tuo amico coi baffi

  6. Hm.. non so.. ci vedo qualcosa di onanistico, e qualcosa di narcisistico.

    Non che sia un male in sè, ma.. magari fuori c’è anche dell’altro, ed è facile essere e sentirsi dentro dei “big in Japan” (agli anglofoni piace dirla così)

  7. Margot, io concordo in pieno con i concetti di Amaranta.
    Di mio aggiungo solo questo, da poeta che ha orecchio al ritmo: per guardarsi dentro bisogna prima aver interiorizzato la realtà; è un processo continuo, se ci pensi bene…
    Ciao
    Scaramouche

  8. Plotino da buon filosofo greco era piuttosto contorto.
    pero’ questa sua affermazione per quanto si riesce a capire e condivisile!
    un besito del lunedi mattina da Lambert. detto “il prode”.

  9. Carissima Margot, questo post si collega bene al commento che mi hai lasciato… La realtà la vedo come un mostro di inaudita violenza, la cui conoscenza uccide, divora, brucia. In effetti oscillo tra non-vita e scacchi mortali. Lo scacco si ha ogni volta che abbandono la mia stasi embrionale, spinto dal brulicare della motriglia genomica che compone il mio corpo.
    Ideali, progetti, positività, tendenza ad accettare il mondo: non sono figli dello spirito, ma della carcassa.
    Un abbraccio!

  10. Cerco di tanto in tanto di farlo… di ripiegarmi e di ascoltarmi e di udire le risposte…

    Un bacio
    Flavio

  11. il ripiegamento su se stessi è il segno della rinuncia alla realtà che rimarrà, in tale modo, per sempre sconosciuta. è un arretrare, un ripiegare dopo una cocente sconfitta, un sopravvivere in stato di assedio…
    Ognuno è maggiormente se stesso quando guarda il proprio abisso interiore ma soprattutto quando contempla il proprio volto nella sala degli specchi sociale…certe realtà inconsce si possono vedere solo se riflesse, non direttamente…questo insegna il mito di Perseo e della Gorgone…

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