6 commenti su “

  1. E’ lo sguardo di Narciso, questo, che cerca la propria immagine riflessa.
    Se manca qualcosa, è perchè la superficie su cui si riflette è troppo nitida, così nitida da riflettere esattamente l’immagine di se stesso, mancanza inclusa.
    Ma se la superficie è differente, se minore è la sua capacità riflettente altri saranno gli elementi che torneranno allo sguardo di Narciso assieme alla propria immagine parziale.
    Non sarà nel ricercare in questo mosaico le proprie parti mancanti a risolvere l’enigma, ma il concentrare l’attenzione sulle imperfezioni della superficie che non riflettono la propria immagine: è questa un’altra via, nuova e sempre differente.

  2. Io so solo una cosa…..ho conosciuto una donna la cui rara sensibilità è pari solo alla bellezza della sua anima. E questa donna ha in sè tutti i colori del mondo….vorrei tanto che riuscisse a vederli come li ho visti io quando mi sono persa nel suo cielo limpido e trasparente.

  3. “Il crollo dell’atteggiamento cosciente non è cosa di poco
    conto. è sempre un piccolo tramonto del mondo, nel quale tutto ritorna al caos iniziale. L’individuo è disorientato, è una nave senza nocchiero in preda ai
    capricci degli elementi. Si
    potrebbero citare altrettanti casi in cui il crollo significò la catastrofe che distrusse una vita, perché in simili momenti si fissano certe convinzioni morbose o naufragano gli ideali, il che non è minor sciagura…ognuno ha affrontato
    le avversità del destino, ma si tratta per lo più di ferite che
    guariscono senza lasciare mutilazioni. Ma qui, invece, si tratta di esperienze distruttive,
    che spezzano un uomo o almeno lo storpiano per sempre…l’individuo
    regredisce
    a uno stadio inferiore, più primitivo, di segno infantile, per non dover
    più correre rischi, vivendo molto al di sotto delle sue
    possibilità…tutta
    la sua energia vitale, prima rivolta verso l’esterno, è defluita
    verso gli
    strati più profondi del suo essere ( inconscio) lasciandolo inaridito,
    incapace
    di amare e di interagire con il mondo esterno. Tale fenomeno regressivo
    si chiama “introversione”. Ciò che ci spinge a crearci da noi
    stessi un
    surrogato fantastico non è quindi la mancanza esterna di oggetti esterni
    nel mondo reale, ma la nostra incapacità di abbracciare con amore ( ossia rapportarci con un oggetto esterno a noi ). Certamente le difficoltà e le avversità della vita ci assilleranno, ma nemmeno le situazioni più dolorose
    ci porteranno via l’energia vitale ( libido )…Soltanto una introversione
    che contrappone il suo non-volere al volere può produrre quella
    introversione patogena che è il punto di partenza di qualsiasi disturbo psicogeno. la
    resistenza all’amore produce incapacità d’amare. La resistenza
    (che conduce all’introversone della forza vitale ) è una controcorrente che si dirige verso la sorgente invece che verso la foce. Una parte dell’anima vuole bensì
    l’oggetto esterno, ma l’altra parte vorrebbe regredire verso il
    mondo soggettivo,
    inconscio, infantile, dove lo invitano gli aerei palazzi della fantasia,
    tanto facili da costruire…si determina, da parte dell’individuo,
    la tendenza
    a rifiutare le soluzioni reali ed a preferire un sostituto
    fantasmatico.L’oggetto
    esterno non può essere amato perché un importo preponderante di libido è
    scivolato in basso nell’inconscio e preferisce un oggetto
    fantastico…la
    nevrosi diventerà sempre più una ragione più che sufficiente per evitare
    il confronto con la vita e per rimanere nell’atmosfera dorata
    dell’infanzia…il
    peggiore nemico si nasconde dentro di noi: il desiderio mortale del
    proprio
    abisso, di affogare nella propria sorgente, di ritornare alla madre ed
    essere
    da essa ingoiati ( = morte ).Quetsa morte è la propria aspirazione alla
    quiete e alla profonda pace del non-essere. Anche nella sua più alta
    aspirazione
    all’armonia e all’equilibrio, alla prfondità della filosofia e
    all’estasi
    dell’arte, egli cerca la morte, l’immobilità, la quiete. SE
    l’eroe si attarda
    nel regno dei morti, dopo la sua discesa negli inferi, non farà più
    ritorno
    alla luce del sole, a contatto vivificante con la realtà…lo coglie il
    torpore e il veleno del serpente lo paralizza per sempre. Se vuole
    vivere,
    deve lottare e sacrificare la propria nostalgia infantile per il
    passato,
    per giungere alla propria altezza e compiutezza”…

    Il nevrotico che cerca di sottrarsi alle necessità della vita non ne
    ottiene nulla e si carica solamente del terribile fardello di una vecchiaia e di
    una morte assaporate in anticipo, particolarmente crudele per la totale
    mancanza di senso e di contenuto della sua vita. Se non si facilita alla
    libido una vita protesa in avanti, che accetti tutti i pericoli e il
    fatale destino, allora essa imbocca l’altra via, quella dell’introversione, defluisce verso le sorgenti profonde dell’essere, l’inconscio.”
    C. Gustav Jung

  4. e noi siamo sempre sulla linea di confine, da bravi artisti inquieti

    ti commento con le tue stesse parole! Quanto la tua mente và oltre? Quanto mia cara? bravissima!!!

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