11 commenti su “

  1. Io credo che in ognuno di noi sia celato Narciso.
    E’ un Narciso che tuttavia ricerca il proprio riflesso per riuscire ad amarsi, e per questo cerca una superficie su cui riflettersi.
    Non è un amore “estetico” ma il bisogno di accettarsi, la ricerca di quella sicurezza che pare sempre sfuggirci e che è la condanna dell’uomo, quella creatura che si crede grande ma che è solo un microscopico punto in un universo di cui non sa nulla.
    E’ questo un difetto di fabbricazione.

  2. Narciso non ha bisogno che di un qualcosa che rifletta la propria immagine. E sovente non c’è miglior specchio che un’altra persona, usata come mera superficie riflettente.
    Non ha bisogno degli altri, Narciso, poichè li respinge senza volerli conoscere, non gli interessano nel modo più assoluto.

  3. Continuo a cercarmi con l’impressione costante di esser lì lì per trovarmi, senza poi mai riuscirci.
    E’ questa tensione che mi guida, ma negli altri ho smesso di cercare me stesso perchè negli altri può esserci ciò che io non possiedo ma che probabilmente ricerco.
    Narciso è un autarchico, io no.
    E tu?

  4. Una forma nascosta di narcisismo in cui l’uno si specchia nell’altro e nell’altro ricerca l’immagine riflessa di se stesso per amarla e odiarla.
    Quasi che sia, l’altro, un tempio in cui attraverso questa reciproca religione l’uno è al contempo divinità, fedele e officiante del rito.

  5. Della tua riflessione mi risalta agli occhi l’idea che sia possibile amare di qualcuno più le debolezze, i limiti, i difetti, le piccolezze, le manchevolezze che non la forza, la positività, le aperture, … perchè… sulle prime forse è possibile far leva per confermarsi, risollevarsi, anche se a scapito dell’altro.

    Il copione della vittima e del carnefice… in un rapporto simbiotico…

  6. è brutto imparare ad amare. Si dovrebbe amare e basta. Purtroppo gli uomini rovinano tutto ciò che c’è di bello.in fondo in fondo, l’amore è come l’amazzonia…

  7. Però..tocchi raramente ma quando lo fai lasci il segno, stavolta con incisioni profonde, dolcemente avvelenate. E poi, un’altra cosa, più importante: è la prima volta che trovo, qui, le sublimi screziature che mi rammentano Borges.
    Lo conosci, immagino. Lui era maestro nel dimostrare il sogno come fosse un teorema.
    P.S.
    Ripeto: volevo riguardare la tua foto nel tuo mediablog e non ci riesco.L’hai tolta, ragazza?
    🙂
    Ciao
    Scaramouche

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